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Stufe a pellet

20 Novembre 2018

Come funzionano e perché sceglierle

Nonostante la stufa a pellet per uso domestico sia nata verso gli anni ’80 negli Stati Uniti, come versione miniaturizzata delle grandi caldaie industriali che bruciavano i prodotti di scarto della lavorazione del legno, ha avuto il suo momento di grande diffusione in Italia solo nel primo decennio degli anni 2000. Ha preso piede inizialmente come impianto di riscaldamento di supporto e poi anche come tipologia di riscaldamento per tutta la casa. Cerchiamo di capire cos’è e come funziona, partendo dalla sua fonte di alimentazione: il pellet.

Sacchi di pellet Ares impilati. 15 kg per sacco.

Il pellet è un combustibile ricavato tramite essiccazione della segatura, che viene poi compattata sotto forma di tanti piccoli cilindri di dimensione variabile. Essi sono a tutti gli effetti biocombustibile, perché derivano da un elemento naturale rigorosamente non trattato, compattato grazie alla lignina contenuta nel legno, senza l’aggiunta di additivi chimici.  Si tratta di un combustibile che vanta diverse qualità: non solo è amico dell’ambiente grazie alla sua capacità di ridurre le emissioni di CO2ma è anche facilmente accatastabile, rispetto alla legna, oltre ad aver un elevato rendimento termico ed un basso contenuto in umidità (massimo 10-12%).

Le stufe sono gli apparati riscaldanti che, bruciando i pellet, emettono aria calda che viene immessa nel locale tramite le apposite griglie di diffusione sulla stufa e, se previsto, può essere canalizzata negli ambienti di tutta la casa tramite tubazioni. La stufa a pellet ha un funzionamento elettronico che regola l’immissione del combustibile al fine di ottenere alti rendimenti e basse emissioni. Possono funzionare a telecomando o essere programmate per accendersi, spegnersi e regolare la temperatura dell’ambiente in maniera automatica. 

Schema di funzionamento del sistema Thermocore di Thermorossi

Tipologie di stufe a pellet

Esistono diversi tipi di stufe a pellet, che possono soddisfare diverse esigenze di riscaldamento e adattarsi a diversi spazi: 

  • Stufe ad aria: hanno un potere riscaldante tra 2 e 15 kw (genericamente), sono adatte per ambienti più piccoli, diffondono il calore per convezione tramite l’aria calda e hanno un costo inferiore.
  • Stufe canalizzate: sono stufe ad aria che, tramite un sistema di canalizzazione con tubi possono riscaldare tutta la casa in tempi brevi, fino a coprire abitazioni da 100 mq. 
  • Stufe ad acqua o “idro”: mediamente più potenti, possono produrre anche più di 25 kw, possono essere integrate ad un sistema di riscaldamento già esistente o di nuova installazione, collegandole alla caldaia scaldando l’acqua che alimenta i radiatori e generando al contempo acqua calda sanitaria. Possono essere utilizzate anche insieme all’impianto solare-termico, permettendo un notevole risparmio. 
  • Stufe Silent (o a convezione): funzionano senza ventilazione forzata, eliminando la ventola e scaldando solamente per convezione: l’aria dell’ambiente circostante (più fredda) viene scaldata e sale verso l’alto, creando un movimento d’aria naturale che diffonde il calore. Particolarmente adatta per stanze singole, open space o ambienti piccoli poco frammentati.

Ci sono inoltre da considerare le stufe a pellet senza canna fumaria, che si rivelano utili per chi non avesse già, o non avesse la possibilità di costruire una canna fumaria. In queste stufe i gas di scarico vengono espulsi tramite un tubo con un diametro più piccolo (circa 8 cm) che viene installato direttamente dall’installatore della stufa: è necessario comunque forare il muro perimetrale per poter portare i fumi di combustione al di fuori dell’ambiente abitabile, il tutto nel rispetto delle normative.

Stufa Pop Gray di Thermorossi

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi

Quali sono dunque i vantaggi di avere una stufa a pellet in casa? Sicuramente più di uno: iniziamo dalla facilità di installazione e dalla possibilità di integrazione ai sistemi già esistenti (p.e. a caldaia). Ci da la possibilità di sfruttare una canna fumaria già esistente, può essere messa ovunque in casa e può essere collegata alla caldaia e all’impianto solare-termico, con un notevole risparmio economico. Inoltre è a funzionamento automatico, che ci permette di programmare la stufa in modo che si accenda e si spenga a determinate ore, ed è possibile impostare un termostato che ci mantenga la temperatura in determinati ambienti. Dopodiché possiamo considerare il fattore pulizia: grazie al fatto che i pellet sono di piccole dimensioni e raccolti in sacchi è relativamente facile accatastarli in pile e farne una buona scorta, senza il rischio di avere insetti, polvere e residui. La stufa stessa inoltre richiede meno manutenzione poiché ha meno residuo dalla combustione (<0,5%)*, che può essere raccolto circa una volta a settimana e riutilizzato anche come fertilizzante. Anche l’aspetto ecologico è sicuramente un valore aggiunto: il pellet deriva da scarti di lavorazione, è essiccato e ha una percentuale molto bassa di umidità (<10%)* oltre che un alto potere calorico  (>5,2 KWh/kg)*, con emissioni di CO2, ridotte rispetto ad altre fonti di riscaldamento. Attenzione però alla produzione di polveri sottili (PM10 e PM2,5), che può essere limitata di molto tramite semplici manutenzioni annuali e pulizie più frequenti. Un’ultimo vantaggio è dato dalla maggiore libertà e dal facile approvvigionamento: a differenza delle stufe a legna, non è necessario caricarla costantemente e faticare per accenderla. Si accende con un pulsante e si possono caricare fino a 40-50 kg di pellet a seconda della dimensione della stufa, per farla funzionare da 2 a 4 giorni senza doverla ricaricare (dipendentemente dalla frequenza di utilizzo).

Nonostante i molti vantaggi c’è da considerare anche qualche aspetto meno conveniente: di per se il costo iniziale della stufa a pellet è mediamente più alto di una stufa a legna e può bruciare solamente pellet, rendendo obbligatorio rifornirsi periodicamente. C’è da dire però che il rendimento termico del pellet è notevolmente più alto del legno (a parità di peso), e a meno che non si abbia disponibilità di legna da ardere, anche quella andrà acquistata regolarmente. Differente è il paragone se si considera il riscaldamento a gas. Inoltre la stufa a pellet dipende dall’energia elettrica, per cui in assenza di corrente si rischia di rimanere senza riscaldamento. 
*: dati riferiti alla scheda tecnica dei pellet Ares, di categoria A1.

Stufa Kokkola di Thermorossi
Stufa Kokkola di Thermorossi

Le agevolazioni fiscali per la sostituzione

In ultima battuta, è interessante sapere che se siete al momento in possesso di una vecchia stufa a legna, pellet o gasolio e la volete sostituire con una nuova stufa a pellet (o a legna) , oppure volete sostituire la vecchia caldaia a legna, pellet o gasolio con una nuova caldaia a pellet (o legna)  ci sono importanti agevolazioni fiscali che potreste ottenere con il cambio. Potreste, ad esempio, fare una sostituzione recuperando fino al 65% del valore entro 3 mesi, che vi viene riaccreditato direttamente sul vostro conto corrente. (Bonus previsto dal Nuovo Conto Termico DM 16 Febbraio 2016).
Se per esempio compraste una stufa a pellet da 2000€ per sostituire quella vecchia, potreste avere fino a 1300€ di riaccredito dopo 90 giorni sul vostro conto corrente. (Il bonus può variare in funzione della classe energetica, del valore del prodotto e della zona di installazione). Un incentivo che è sicuramente di aiuto nel rinnovo del proprio sistema di riscaldamento e che si aggiunge ai già numerosi vantaggi del riscaldamento a pellet.



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